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Esisto.Ancora.

venerdì, 09 maggio 2008 22:25 in Pensiero del giorno

 ... E così sarà per lungo tempo.

Anche i punti di domanda, con le loro belle e sinuose vesti nere e i loro punti che occhieggiano un po' inquietanti sulle pareti candide della mia testolina, ci sono ancora. Se non tutti...bene, la maggior parte. E testardi, e vogliosi di esserci quanto me, non se ne andranno tanto presto. Ma posso dire, se non addirittura urlare, di essere fiera di blue! Sì, ammetto che la ragazza se la sta  cavando piuttosto bene! Non temo di buttarmi nelle prove ad ostacoli e negli impegni nuovi. Reagisco molto bene agli stimoli, anzi, sono io stessa a cercarli. E non mi fermo. Esisto e sono fiera di esistere. Il mio coraggio l'ho ritrovato: l'avevo dimenticato nello zainetto da viaggio, sbadata come sono!  Ora sto scalando, certo, con la classica fatica da scalatore dilettante, con i muscoli indolenziti dallo sforzo e doloranti da un acido lattico che sembra piuttosto un fiumiciattolo di lava vulcanica; ma piano piano sto affrontando dignitosamente la mia montagnetta. Non collina, mica è una passeggiata! Una discreta montagnetta con le sue guglie e le sue risalite e le sue brevi, ma pur sempre presenti, pareti a strapiombo. La cima non la vedrei neppure se non fossi così miope: vigliacca com'è si nasconde dietro una coltre impenetrabile di nuvole che, caso strano, cambiano colore a seconda del mio umore... Non so quando e se la raggiungerò (io non mi sento mai "arrivata"), ma ora quello che conta è non stare fermi. E' andare avanti. Anche se a volte, e qui la regola viene deliberatamente vìolata, mi guardo indietro. Già, lui mi manca. Tanto. Non da impazzire, sia ben inteso, sono diventata evidentemente più forte e anche in questo 100 punti in più!  Mi manca come capita quando si è lontani, quando si è troppo abituati allo sguardo dell'altro su di noi. Soprattutto mi manca la mattina non vedermelo accanto nel letto quando ancora sta dormendo. Preparargli il caffè. La sera, non sentire la sua gamba attaccata alla mia e il rumore del suo sospirare nel sonno. Anche perchè, per tutto il resto della giornata  non avrei davvero il tempo di sentire la sua mancanza. Ho la testa troppo piena, concentrata. Fusa in sul calar del sole...  Ma si sa, divisi è sempre stato piuttosto difficile e cercarsi anche solo col pensiero (lo so, è possibile qui non capire il senso ma è così e basta) è naturale come respirare.

Un effetto collaterale, chiamiamolo così, di tutto questo tuttavia c'è. Ho continui sbalzi di umore. Non capisco se è normale per la situazione che sto affrontando, in questo mondo nuovo in cui mi sono ritrovata catapultata quasi senza accorgermene - sembra che sia bastato uno sbattere di ciglia che... ta-dam! eccomi qui! -; oppure questi maledetti sono causati dalle tempeste ormonali di questa ritardataria primavera che, l'anno scorso essendo puntuale sono state diluite nel tempo, quest'anno invece me le becco tutte concetrate nel periodo senz'altro più inopportuno: con tutto quello che ho da fare ne farei volentieri a meno, e pure la gente che mi sta intorno sono sicura che sia d'accordo con me!



bagagli.promesse.partenze.

venerdì, 02 maggio 2008 11:56 in Vita di coppia
Sono pronta? No. Neanche per infilare la mia roba in valigia. Non ho la forza nè lo stato d'animo necessari neppure per ficcarci dentro queste quattro cose che mi appartengono, che ho sistemato in ordine perfetto sul letto. Quattro cose, tra straccetti e ninnoli, che sembrano siano un mucchietto di miseria, ma che in fondo per me rappresenta un mucchietto d'oro zecchino di inestimabile valore.
Prendo tempo. Ti guardo. La sigaretta che sbriciola la sua cenere per terra.
 La valigia, ancora lì da giorni, aperta e vuota ai miei piedi.
 Ti guardo e aspetto che mi dici qualcosa.Qualsiasi cosa.
Mi fai un sorriso di quelli tuoi. Uno di quelli che preferisco, che mi rassicurano e che mi rendono il cuore e il pensiero un poco più sopportabili.
Ci vedremo meno, ma ti prometto che non soffrirai di alcuna mancanza.
Sì invece. La tua. Mi hai avvezzato così. E con i cuccioli, non è bene abituarli e viziarli.
 Dovrai avere pazienza . Ti raggiungerò presto e costruiremo un'altra vita insieme. Gomito a gomito. Sarà più bella, più stabile, più serena. Ma devi avere pazienza.
 Ma io non so cosa sia la pazienza. Avresti dovuto insegnarmi questo piuttosto di insegnarmi cos'è la tua vicinanza.
 Avresti dovuto insegnarmi  cos'è non averti vicino.
Mi aiuti? ti chiedo. Gli occhi mi brillano, di un bagliore che non so da dove provenga, non so da che riflesso nasca su questo specchio dalle macchie e dai segni color caffè, che neanche a strofinare bene vengono via. E' opera del tempo quella lì. E io non posso tirarlo a lucido. Non posso tirare a lucido neanche me stessa con un colpo di spugna.
 Con il tuo aiuto sarà più semplice cacciare questo poco tutto in valigia.
 Ho paura dei nuovi viaggi. Non sono più animata dall'intrapprendenza di una volta. Non senza di te. Ho un biglietto su cui la destinazione è scritta a caratteri così piccoli che non riesco neanche a intuire.
Ho un bagaglio che faticosamente trascinerò perchè non riuscirò a mantenerlo sollevato da terra.
 Tu me lo porterai per un pezzo, poi quella strada dovrò percorrerla da sola, con i tacchi alti sui quali barcollerò come una funambola alle prime armi.
 Non hai mai avuto paura di niente tu.
 Me lo dici sistemandomi un ricciolo dietro l'orecchio. Io che mi guardo le scarpe.
 Ma se ho sempre paura io.
Sei così forte e bella che non lo dai a vedere. E allora vai.
Vado?

Vado.
 


La notte del serial killer

giovedì, 01 maggio 2008 11:00 in Vita di coppia

Serata tremenda. Piove che dio la manda. Ho dovuto chiudere per bene le finestre di tutta la casa. Tranne una, quella che da sul pianerottolo. Quella l'ho dimenticata. Non ho idea di che ore siano. Il televisore che va a basso volume, da non distinguere le parole; il cellulare che giace sul tavolino, morto stecchito: non trovo più il caricabatterie per rianimarlo, poverino! Sono praticamente irraggiungibile. Ma sotto il piumone, sprofondata in mille cuscini, ma sì và, sono contenta che nessuno mi possa raggiungere. Da lì dentro, chiudendo gli occhi, costretta da un mal di testa lancinante, tendo l'orecchio verso lo scrosciare dell'acqua, nella speranza che, come succede spesso in questi casi, soprattutto quando sono ir-rag-giungibile, la luce non se ne vada a farsi fottere. Ma è quello che succede (ma dai?) da lì a poco, non appena mi appisolo un attimo, un lampo che mi illumina e un tuono che sembra una cannonata che mi fanno trasalire. Impreco, maledico. Poi la luce torna senza che io faccia nulla. Fiiuuu...Meno male!
Alzo il volume del film che non stavo più seguendo, raggomitolata più stretta nell'abbraccio caldo e confortevole della coperta. All'improvviso un rumore!
Mi volto subito verso la porta. La maniglia si muove. Sì, lei si muove e io sto per morire. Ecco l'infarto! che si fa spazio tra i bottoni del pigiama. C'è qualcuno dietro alla porta che tenta di aprirla.  Mi avvicino lentamente. Senza far rumore. Mani e orecchio appaggiati ma non sento niente.
Chi è? Credo di averlo urlato.
Niente. Il campanello comincia a squillare.
Chi è? Ancora nessuna risposta.
Non hanno neppure citofonato... Com'è che questo, - ho pensato subito ad un maniaco omicida, un folle che.. che chissà cosa vuole da me...- com'è che questo sa dove abito? 
Poi, un brivido gelido lungo la schiena. La finestra!
Ed è il panico più totale. La finestra sul pianerottolo è aperta! La fisso perchè...- oddio ora questo se ne accorge, e mi salta in casa e poi ciao, arrivederci, addio a tutti  e' stato  bello finchè è durato!!
E non posso neppure fare la mia ultima telefonata il cellulare è morto e tra poco sarò morta pure io ma prima morirò dalla paura poi per mano di chissàchi...
Calma. Ci vuole calma e sangue freddo...
Lo sconosciuto è pure testardo: non si stacca dal campanello.
Maledetto! Forse l'ho mandato pure a fanculo. Forse ho pensato ad alta voce che la mamma mi ha sempre detto di non aprire mai agli sconosciuti... Sei uno sconosciuto, e chi ti conosce a te, la mamma ha ragione, quindi non ti apro...col cavolo che ti apro...
Ma ad un certo punto tutto tace. A parte il mio cuore che ancora un secondo e poi mi sarebbe schizzato fuori dalle orecchie...
Ride. Mi sembra di averlo sentito ridere. Ma mi prende pure per il culo questo qua!
Poi ecco un "dai amore apri!". Un po' rauco. Ma chi cazzo è? Ma sono io, chi vuoi che sia?
Chi vuoi che sia??? Ho avuto giusto giusto un paio di opzioni da scegliere sul "chi vuoi che sia": un maniaco, un serial killer o... che ne so io... Ma mai, dico mai più pensavo a quel burlone del mio ragazzo che fra l'altro aspettavo di
sentirmelo bussare, e non sfondare la porta di casa , solo il mattino seguente.
Ma ti volevo fare una sorpresa amore!
Una sopresa? Una sorpesa dici? No tu volevi farmi venire un colpo altro che sorpresa!


blue.   8 dicono la loro

Il regalo più bello.

mercoledì, 30 aprile 2008 11:42 in Vita di coppia
I miei sogni fanno male. Divento grande, ma i mostri neri e con più di due occhi sotto il letto si sono affezionati a me e non vogliono lasciarmi. Fanno bruciare gli occhi anche dopo la sveglia. Sono esausta anche dopo una discreta manciata di ore di sonno...
Il vino di questa notte, di un rosso rubino intenso e pregnante sulle labbra, me lo sono gustato. Non l'ho trangugiato come l'abitudine mi suggeriva di fare fino a qualche festicciola fa, per raggiungere presto e senza intoppi lo stato d'ebbrezza. L'ebbrezza l'ho gustata. E me la sono abbracciata stretta nell'augurio della buonanotte, con quel torpore del cuore che è così dolce avvertirlo... Poi ecco però i postumi e il sudore freddo. Ecco l'abbraccio finale che consola, che protegge, che mi fa capire che sei contento di me, che mi sono meritata tutto il mondo che oggi mi gira intorno. E' stato un tripudio di suoi abbracci e carezze per tutto il tempo. Bello. Ho gustato anche quello, con calma, con attenzione.
Alle prese col sogno più indegno ho sentito la sua mano calda sul mio braccio. Così mi ha svegliato. E mi sono accorta che la sua mano era nella mia. Che era corsa lì. Così mi ha salvato.
Eppure dormiva, lì accanto a me, così bello e indifeso ai miei occhi, come da sempre lo vedo nel sonno, e al momento giusto, con un tempismo perfetto, è venuto inconsapevolmente in mio soccorso. Il regalo più bello.


+25...

martedì, 29 aprile 2008 10:00 in Pensiero del giorno

25. Venticinque... Ma dove? Su questa faccetta da ragazzina non è possibile che siano passati venticinque anni: non hanno lasciato nessuna traccia. E anche nelle foto scattate qualche anno fa non si nota alcuna differenza mettendole vicine a quelle di oggi.  Me lo confermano tutti. Soprattutto quelli che mi incontrano per caso e che non mi vedono dall'età del liceo. Il tempo passa e io manco me ne accorgo se mi guardo allo specchio. Il mio aspetto non muta neanche di una virgola, è vero.  Passa solo per le mie giornate che, pur non sembrando così, mutano continuamente. E oggi me ne accorgo come non mai. Il tempo fa crescere i miei progetti, fa diventare grandi i desideri, pure il timore che non riesca a realizzarli. Fa diventare donna la consapevolezza di me, di chi sono e cosa voglio e cosa non voglio. Fuori è tutto fermo. Immutevole la facciata di questa palazzina piccola piccola e tinteggiata di rosa. Ma al suo interno, su ogni singolo piano, è una continua evoluzione, come un tasloco via l'altro, uno spostamento di mobili continuo per dare l'idea di uno spazio maggiore, per far entrare più luce in ogni stanza. Già... Sto crescendo dentro. E se guardo bene ,qualche "rughetta" sulla mia pelle interna, la trovo. E va bene così.



Silenziose e selvatiche.

sabato, 26 aprile 2008 18:22 in Davanti allo Specchio
Mi torturano tante cose. Faccio finta di niente, non scrivo, non dico, ma alla sera sono lì, accovacciate come gatte stregate sui cuscini della camera da letto, a fissarmi, a seguirmi con il loro sguardo agghianciante. Per rendersi visibili. Per presentarmi il conto, decisamente troppo salato.
Quando mi accorgo di loro mi blocco immediatamente, qualsiasi cosa stia facendo. E quell'immobilità simile a quella di una statua di sale mi comprime da far male. La maglietta del piagiama infilata dalla testa rimane ferma per un istante come un collare al collo. Se invece ho il bicchiere in mano, mi cade.
Sono in tre questa volta. Mi fissano, selvatiche. Occhi vitrei. Sono nere e scarne. Eppure con tutte le paure e le ansie e tutta la combricola di se, ma e perchè, le dovrei sfamare come si deve! 
Tre... me ne aspettavo qualcuna in più questa volta. Più sono di numero, più sono forti e tenaci.
L
oro scavano dentro. Mietono e tagliano come il colpo di falce sui campi di paperi. Io ignoro. Le ignoro con una calma che sembra non mi appartenga. E continuo con le mie consuetudini, con lo svolgere rassicurante dei gesti quotidiani. Mi tuffo nella profumata morbidezza del pigiama appena lavato, i cui papaveri paiono via via più rossi a furia di indossarlo, sistemo il bicchiere dell'acqua per la notte sul comodino, prendo fra le mani il libro in sospeso e allevio la luce coprendo l'abasciur con un piccolo lenzuolo, un bel respiro e faccio un gesto con la mano che spezza l'aria: è il mio ordine, loro obbediscono e se ne vanno.

Il surrogato di un ricordo.

venerdì, 25 aprile 2008 16:00 in La scatola dei Ricordi
Questa allergia al polline mi fa ricordare di te. Della squallida primavera che voleva ad ogni costo vedermi farfalla  in trappola fra le tue braccia, nella tua ragnatela strategica di ragno schifoso e bastardo.
Non meriteresti tuttavia nessuna evocazione tu. Non meriti nè una mezza parola, nè un mezzo pensiero, nè la polvere di un sgualcito e lurido ricordo in fondo al cassetto. Eppure, ti devo tenere lì: non posso cancellarti. Vedrò allora di abbozzare un sorriso, che mi dia forza, per non rinnegare almeno la bellezza di quello che io, solo io, provavo. Per celebrare il coraggio e la forza avuti nell'esseremi spinta ad una tale profondità semplicemente amando.
E' solo questo che merita di essere ricordato, ecco. E  tutta la disperazione di quell'amore a senso unico, della tua incapacità di rispetto e mancanza di coraggio è solo il surrogato di un ricordo. Misero. Perchè misero voglio che sia. Perchè ripeto, davvero altro non meriti.
A volte mi capita, e mi sorprendo, di immaginare un eventuale incontro tra noi. Prega che non sia così, che il caso tenga a te, perchè ti rovinerei. Prima però mi prenderei la soddisfazione di sbatterti contro ad un muro gelato, di tenerti fermo per i polsi, e ne avrei la forza giuro, per farti vedere come la bambolina è cambiata. Che non ho più paura di te, di me, del sesso. Che ho imparato come si fa a far godere un uomo, come si fa stringerlo fra le gambe. A farlo sentire  fra le mie mani, in mio potere. Sì, sono in grado di farlo.
Ti userei da svilirti come tu avestri voluto fare con me. Io, sciocca, svilivo me stessa per questo. Mi sentivo inferiore, inadeguata, paradossalmente incapace di amare, come avresti voluto tu. Proprio io che se amo do l'anima. Io non era pronta per darti il sesso. L'anima invece era lì, che faceva bella mostra di sè, pronta e adagiata su quel prato dai lunghissimi fili d'erba, nascosta da sguardi indiscreti. Sdraiata con l'allergia che mi tormetava gli occhi e le narici, sotto di te su una coperta rossa, così tenera e vulnerabile. A perdermi nei tuoi occhi da lupo famelico, che confondevo allora con quelli più dolci e sinceri in cui io avessi mai guardato. L'hai presa, l'anima. Dedicandomi false poesie, da falso poeta quale eri. Regalandomi singole gerbere rosse strette in un fil di ferro che, pure qui confondevo con un lucentissimo filo dorato. E in quei pomeriggi assolati di primavera inoltrata, a scorrazzare liberi in motorino senza casco. L'hai presa quell'anima. Eccome se l'hai presa, stritolandola come uno schiaccianoci. E stavo per dirti ti amo. Per istinto di sopravvivenza l'ho tenuto stretto fra i denti, sospeso in quel respiro mozzato. Inconsciamente sentivo di tutelarmi e di dovermi in qualche modo difendermi da te. Una parte di me almeno l'ho salvata.
Mi gettasti via qualche mese dopo. C'era ancora il sole. Come il giocattolino che non soddisfa più. Le aspettative, le tue, erano diverse. I tuoi piani pure. Goffa, mi mettevo fra le tue gambe. Chiedevo aiuto all'ennesimo bicchiere di vino per slacciarmi quei dannati pantaloni. Chiudevo gli occhi fra mille baci per spogliarmi di ogni paura, di ogni inibizione, di ogni controllo. Ma c'era uno specchio davanti a me su di te. Avrei voluto spaccarlo. Come tutti gli altri specchi, nemici assoluti di quel mio periodo...
Mi stavi chiedendo troppo. Stavo chiedendo troppo a me stessa, vergine della vita. E' lì che decidesti di gettarmi via. La tua insoddisfazione, la delusione, la leggevo distintamente sulla tua faccia di bronzo. Avrei voluto sentirmi dire: aspetterò, non avere paura, ma hai preferito chiudere lì. Forse mi avresti lasciato anche dopo. Sì, non appena raggiunto lo scopo di aprirmi le gambe e prenderti ciò che volevi, poi sazio, mi avresti abbandonata ancora mezza nuda.
Ora, prega davvero tutti i tuoi dèi che non ti capiti la sciagura di trovarmi sulla tua strada, perchè  se così fosse ti succhierei io l'anima. Te la succhierei così bene che ti piacerà da morire, vedrai. Ti farei provare quel sottile e viscerale dolore che si confonde col piacere. E mi implorerai di non smettere mai. Io, finchè avrò voglia continuerò quello stupro del tuo corpo, sicuramente ancora bello, e di tutti i tuoi sensi, anche quelli assopiti. Poi ti mollerei lì, vuoto come un pupazzo di plastica, ma dentro ti brucerà ancora e ancora la voglia di me. E ne sarò soddisfatta.

blue.   7 dicono la loro

Mah.

giovedì, 24 aprile 2008 12:06 in Pensiero del giorno
Mi sono regalata l'ennesimo portafortuna, (per dare una mano alla dea bendata) da inserire al mio già ricchissimo e pesantissimo mazzo di chiavi, che ha aggiunto un altro paio di etti alla mia già pesantissima borsa. Non aumento di chili io ultimamente nonostante tutte le schifezze che mangio, ma in compenso mi porto in spalla un macigno griffato. (Almeno così il vento non mi porta via!)

Mi sono tinta le unghie dei piedi. Dieci colori diversi ed irridescenti, per dare più colore alla vita, pensavo... A opera ultimata però, il solvente alla mandorla non ha fatto il suo lavoro, anzi ha peggiorato la situazione e quindi vado a letto con i calzini perchè mi vergogno di farmi vedere i piedi conciati così. Morirò di caldo, ma almeno non di vergogna! E poi non saprei davvero spiegare questa nuova genialata.
Spero almeno che prima dell'estate il colore se ne vada, se no non potrò calzare i miei sandali nuovi.

Ho fatto pure una torta ieri, per saggiare eventuali miglioramenti nella mia arte espressionista- culinaria, come prometteva quel ricettario che mi regalò mia madre un anno e mezzo fa e che ho rispolverato spinta da chissà quale motivo e con una perfida ansia da prestazione. Ho assaggiato un pezzettino di torta: mi do all'ippica (lo devo accettare), perchè il risultato era veramente pessimo e non ho alcuna speranza, neppure se mi impegno. In compenso la cioccolata (in bustina) mi è venuta da dio!

Ieri notte non avevo sonno. E mi sono tortura con un film dell'orrore. Anche qui devo smetterla di mettere alla prova il mio coraggio e soprattutto il mio stomaco . Le conseguenze? Peggio di quelle della torta!

Il medico dice che ho bisogno di vacanza. - Signorina se lei decidesse di stressarsi meno, la sua salute la ringrazierebbe.-  Concordo pienamente, dottore.


blue.   6 dicono la loro

Lucciola

martedì, 22 aprile 2008 16:21 in Varie ed eventuali
Conservi ancora tra ali e vene il mesto profumo della notte e del filo d'erba bagnato.
Gli occhi chiusi dietro una siepe argentea. Sei nata lì, nel minuscolo sciame di un fuocherello fatuo.  Non sapevi ancora che una parte del tuo io, qualunque essa fosse, potesse essere in grado di risplendere, stella scoppientante di luce propria. Non sapevi ancora che potevi simulare il bagliore di un raggio di luna, rivestendoti l'esile corpo del suo chiarore: era come se lo acchiappassi con un piccolo raffio per rivestirti di esso, appena diventasti più grande e l'istinto anch'esso permissivo. Quanta fatica però a risplendere... quanto male... Oggi va meglio. Non è poi così difficile adesso.
Sei nata insieme a tante sorelle, più belle ed eleganti di te. Il tuo nido decisi di abbandonarlo per dimostrare a te stessa che anche tu potevi essere bella, che anche tu potevi brillare senza strizzare gli occhi da far male, senza deprimere così tanto il respiro e l'animo ancora immaturo e incerto. Anche tu volevi  essere elegante e seduttiva. Non sei mai stata innocente. Il peccato originale è la macchia indelebile su un abito ancora più sporco. Non è vero?
I maschi sono stati un buon esercizio. Ti guardavano intensamente dalla terra sporca e bruma. Tu lassù, in alto, a danzare le tue prime venti primavere, senza fermarti mai, neppure d'inverno. Senza degnarli di uno sguardo, solo per il gusto di sentirli gemere. Irraggiungibile per come eri se solo l'avessi voluto. Carezzavano così il tuo ego che, piano piano, ad ogni passo, sotto le ali si ingigantiva. E un vestito più bello di quello non lo avevi mai avuto, seppur diventasse disonorevole sempre più. Ma di cosa ti importava poi?
Hai affinato col tempo ogni tecnica di seduzione, ogni rapimento del cuore. Fissavi dei riscatti improponibili. Quindi ti tenevi fra le braccia il cuore di ognuno, incapace di riprenderselo. Troppo alto il prezzo. Anche per te. Te ne saresti accorta, sciocca, più avanti nel tempo. Perchè le lucciole sono creature affascinanti ma rischiano fine prematura in un pertugio vuoto anche di loro.
Non dovevi neppure impegnarti poi tanto. Loro stavano lì per te, schiavi dai colli inamidati e papillon stretti come i loro nodi in gola che ti divertivi a stringere con i tuoi baci. Scintillavi ad ogni sguardo in più, ad ogni carezza, ad ogni bacio rubato.  Per una notte in esclusiva, arrivavano a venderti, oltre al cuore, l'anima. Le collezionavi. Una ad una. Alcuni ti promettevano se stessi, l'amore o solo il suo miraggio, lune nei pozzi e castelli dorati. Che potere infinito avevi...
Ti concedevi dopo aver saggiato fedeltà alla regina. Anche il gioco di sesso, ancora più del corteggiamento, ti contemplava perfetta in ogni tua virtù. Abile ed esperta, ormai, sapevi mischiare il tuo profumo, la sensualità, la passione, l'istinto. E quella sporchevolezza nel giungere agli amplessi più incontrollabili. E più riuscivi nell'intento di amare, di dissipare ogni piacere col godimento, più il tuo corpo folgorava il lui di turno. Più tu ardevi delle tue medesime passioni, più fiammeggiavi come la stella che brilla di luce propria, senza l'aiuto di alcun riflesso. Era un gioco solo per te, in fin dei conti. Solo per la smania di potere, vedere fin dove si è in grado di spingersi, quanti orgasmi vivere, in quanti esplodere, per giungere... Dove? In quale segreto dove volevi trascinarti? L'amore, quello vero, vola su altri e ben più alti lidi. Ti sei confusa e persa nella rotta, fin dall'inizio, prima ancora di cominciare il reale viaggio. Hai mangiato la polvere delle perdute lucciole: le puttane, sui margine delle strade del cuore.
Avevi un'arma naturale, che poi l'hai ben intensa come sciagura e che ben presto concepisti come il coltello puntato alla tua gola. Tuo malgrado, gioivi di un aspetto illibato, candido, pulito, quando sulla terra prima e dopo cadeva l'abito sconcio. Ecco perchè poi, nei nidi dell'amore era un visibillio nell'istante successivo in cui lui, loro, indifferente al momento, saggiavano
l'ambrosia dei tuoi baci, l'orchidea del tuo sapore intimo, il tocco delle tue ali.
Tra un valzer e l'altro, ti accorgesti prosciugata. Ti succhiavano l'anima, quei dannati. Dannata tu più di loro. Perchè avevi aperto tu la porta e concesso di entrare. E senza troppi complimenti ti sei avvelenata e ti sei fatta avvelenare. 
Il tuo bagliore verde non ti piaceva più, non ti scaldava più come prima. Da regina eri diventata semplicemente insetto. Uno minuscolo. Con le ali spezzate. Come il cuore che aveva rallentanto la corsa. Tornare nella siepe, avrebbe decretato la fine assoluta. Spento ogni fiammella di coraggio...
La luce, da che pallore sbiadito ora, grazie al tuo cielo e ad una notte buona e pulita, sta tornando all'originario fulgore. Onore della insperata rinascita.
Una mano pietosa ti ha raccolto vicino a quella siepe. Gli hai permesso questa volta di lavarti, di lavare via ogni schifosa notte dei trascorsi indignosi. E riempito quell'io che non aveva bisogno di un neon verde artificiale. Stai rinanscendo, lucciola. Sulle ali ancora il profumo della notte nativa e quello stesso filo d'erba intrecciato fra i capelli. E solo adesso, grazie alle sue amorevoli mani, ti scopri reale e bella.

blue.   6 dicono la loro

Io Fumo HappineSS. E tu?

domenica, 20 aprile 2008 20:58 in Pensiero del giorno

La felicità è il vizio per eccellenza. Te la gusti, come fosse una sigaretta. E' sublime. E' squisita. Ma quando finisce, ti lascia terribilmente insoddisfatta. Sento parlarne spesso ultimamente: la gente è in astinenza. Dice tuttavia che ci crede ancora. Che non smetterà di sperare di fare almeno un altro tiro. Fosse pure l'ultimo. Io ci spero, è chiaro! Mica sono cretina! Poi però col cavolo che smetto!