... E così sarà per lungo tempo.
Anche i punti di domanda, con le loro belle e sinuose vesti nere e i loro punti che occhieggiano un po' inquietanti sulle pareti candide della mia testolina, ci sono ancora. Se non tutti...bene, la maggior parte. E testardi, e vogliosi di esserci quanto me, non se ne andranno tanto presto. Ma posso dire, se non addirittura urlare, di essere fiera di blue! Sì, ammetto che la ragazza se la sta cavando piuttosto bene! Non temo di buttarmi nelle prove ad ostacoli e negli impegni nuovi. Reagisco molto bene agli stimoli, anzi, sono io stessa a cercarli. E non mi fermo. Esisto e sono fiera di esistere. Il mio coraggio l'ho ritrovato: l'avevo dimenticato nello zainetto da viaggio, sbadata come sono!
Ora sto scalando, certo, con la classica fatica da scalatore dilettante, con i muscoli indolenziti dallo sforzo e doloranti da un acido lattico che sembra piuttosto un fiumiciattolo di lava vulcanica; ma piano piano sto affrontando dignitosamente la mia montagnetta. Non collina, mica è una passeggiata! Una discreta montagnetta con le sue guglie e le sue risalite e le sue brevi, ma pur sempre presenti, pareti a strapiombo. La cima non la vedrei neppure se non fossi così miope: vigliacca com'è si nasconde dietro una coltre impenetrabile di nuvole che, caso strano, cambiano colore a seconda del mio umore... Non so quando e se la raggiungerò (io non mi sento mai "arrivata"), ma ora quello che conta è non stare fermi. E' andare avanti. Anche se a volte, e qui la regola viene deliberatamente vìolata, mi guardo indietro. Già, lui mi manca. Tanto. Non da impazzire, sia ben inteso, sono diventata evidentemente più forte e anche in questo 100 punti in più! Mi manca come capita quando si è lontani, quando si è troppo abituati allo sguardo dell'altro su di noi. Soprattutto mi manca la mattina non vedermelo accanto nel letto quando ancora sta dormendo. Preparargli il caffè. La sera, non sentire la sua gamba attaccata alla mia e il rumore del suo sospirare nel sonno. Anche perchè, per tutto il resto della giornata non avrei davvero il tempo di sentire la sua mancanza. Ho la testa troppo piena, concentrata. Fusa in sul calar del sole...
Ma si sa, divisi è sempre stato piuttosto difficile e cercarsi anche solo col pensiero (lo so, è possibile qui non capire il senso ma è così e basta) è naturale come respirare.
Un effetto collaterale, chiamiamolo così, di tutto questo tuttavia c'è. Ho continui sbalzi di umore. Non capisco se è normale per la situazione che sto affrontando, in questo mondo nuovo in cui mi sono ritrovata catapultata quasi senza accorgermene - sembra che sia bastato uno sbattere di ciglia che... ta-dam! eccomi qui! -; oppure questi maledetti sono causati dalle tempeste ormonali di questa ritardataria primavera che, l'anno scorso essendo puntuale sono state diluite nel tempo, quest'anno invece me le becco tutte concetrate nel periodo senz'altro più inopportuno: con tutto quello che ho da fare ne farei volentieri a meno, e pure la gente che mi sta intorno sono sicura che sia d'accordo con me!

Serata tremenda. Piove che dio la manda. Ho dovuto chiudere per bene le finestre di tutta la casa. Tranne una, quella che da sul pianerottolo. Quella l'ho dimenticata. Non ho idea di che ore siano. Il televisore che va a basso volume, da non distinguere le parole; il cellulare che giace sul tavolino, morto stecchito: non trovo più il caricabatterie per rianimarlo, poverino! Sono praticamente irraggiungibile. Ma sotto il piumone, sprofondata in mille cuscini, ma sì và, sono contenta che nessuno mi possa raggiungere. Da lì dentro, chiudendo gli occhi, costretta da un mal di testa lancinante, tendo l'orecchio verso lo scrosciare dell'acqua, nella speranza che, come succede spesso in questi casi, soprattutto quando sono ir-rag-giungibile, la luce non se ne vada a farsi fottere. Ma è quello che succede (ma dai?) da lì a poco, non appena mi appisolo un attimo, un lampo che mi illumina e un tuono che sembra una cannonata che mi fanno trasalire. Impreco, maledico. Poi la luce torna senza che io faccia nulla. Fiiuuu...Meno male!
Alzo il volume del film che non stavo più seguendo, raggomitolata più stretta nell'abbraccio caldo e confortevole della coperta. All'improvviso un rumore!
Mi volto subito verso la porta. La maniglia si muove.
Sì, lei si muove e io sto per morire. Ecco l'infarto! che si fa spazio tra i bottoni del pigiama. C'è qualcuno dietro alla porta che tenta di aprirla. Mi avvicino lentamente. Senza far rumore. Mani e orecchio appaggiati ma non sento niente.
Chi è? Credo di averlo urlato.
Niente. Il campanello comincia a squillare.
Chi è? Ancora nessuna risposta.
Non hanno neppure citofonato... Com'è che questo, - ho pensato subito ad un maniaco omicida, un folle che.. che chissà cosa vuole da me...- com'è che questo sa dove abito?
Poi, un brivido gelido lungo la schiena. La finestra!
Ed è il panico più totale. La finestra sul pianerottolo è aperta! La fisso perchè...- oddio
ora questo se ne accorge, e mi salta in casa e poi ciao, arrivederci, addio a tutti e' stato bello finchè è durato!!
E non posso neppure fare la mia ultima telefonata il cellulare è morto e tra poco sarò morta pure io ma prima morirò dalla paura poi per mano di chissàchi...
Calma. Ci vuole calma e sangue freddo...
Lo sconosciuto è pure testardo: non si stacca dal campanello.
Maledetto! Forse l'ho mandato pure a fanculo. Forse ho pensato ad alta voce che la mamma mi ha sempre detto di non aprire mai agli sconosciuti... Sei uno sconosciuto, e chi ti conosce a te, la mamma ha ragione, quindi non ti apro...col cavolo che ti apro...
Ma ad un certo punto tutto tace.
A parte il mio cuore che ancora un secondo e poi mi sarebbe schizzato fuori dalle orecchie...
Ride. Mi sembra di averlo sentito ridere. Ma mi prende pure per il culo questo qua!
Poi ecco un "dai amore apri!". Un po' rauco. Ma chi cazzo è? Ma sono io, chi vuoi che sia?
Chi vuoi che sia???
Ho avuto giusto giusto un paio di opzioni da scegliere sul "chi vuoi che sia": un maniaco, un serial killer o... che ne so io... Ma mai, dico mai più pensavo a quel burlone del mio ragazzo che fra l'altro aspettavo di sentirmelo bussare, e non sfondare la porta di casa
, solo il mattino seguente.
Ma ti volevo fare una sorpresa amore! Una sopresa? Una sorpesa dici? No tu volevi farmi venire un colpo altro che sorpresa!![]()
25. Venticinque... Ma dove? Su questa faccetta da ragazzina non è possibile che siano passati venticinque anni: non hanno lasciato nessuna traccia. E anche nelle foto scattate qualche anno fa non si nota alcuna differenza mettendole vicine a quelle di oggi. Me lo confermano tutti. Soprattutto quelli che mi incontrano per caso e che non mi vedono dall'età del liceo. Il tempo passa e io manco me ne accorgo se mi guardo allo specchio. Il mio aspetto non muta neanche di una virgola, è vero. Passa solo per le mie giornate che, pur non sembrando così, mutano continuamente. E oggi me ne accorgo come non mai. Il tempo fa crescere i miei progetti, fa diventare grandi i desideri, pure il timore che non riesca a realizzarli. Fa diventare donna la consapevolezza di me, di chi sono e cosa voglio e cosa non voglio. Fuori è tutto fermo. Immutevole la facciata di questa palazzina piccola piccola e tinteggiata di rosa. Ma al suo interno, su ogni singolo piano, è una continua evoluzione, come un tasloco via l'altro, uno spostamento di mobili continuo per dare l'idea di uno spazio maggiore, per far entrare più luce in ogni stanza. Già... Sto crescendo dentro. E se guardo bene ,qualche "rughetta" sulla mia pelle interna, la trovo. E va bene così.
Conservi ancora tra ali e vene il mesto profumo della notte e del filo d'erba bagnato. La felicità è il vizio per eccellenza. Te la gusti, come fosse una sigaretta. E' sublime. E' squisita. Ma quando finisce, ti lascia terribilmente insoddisfatta. Sento parlarne spesso ultimamente: la gente è in astinenza. Dice tuttavia che ci crede ancora. Che non smetterà di sperare di fare almeno un altro tiro. Fosse pure l'ultimo. Io ci spero, è chiaro! Mica sono cretina! Poi però col cavolo che smetto!